Novara: ricordiamola come era ma non lasciamola com' è

 

di Ludovico Paratore

 

Vedere Novara com’è spinge la mia mente indietro nel tempo ed, attraverso questo percorso a ritroso, affiorano i ricordi del paese com’era e di come eravamo noi novaresi.

Nel periodo della mia adolescenza ricordo una Novara viva, con tanta gente, tanti esercizi commerciali e tanti uffici pubblici; ricordo, soprattutto, la gioia di vivere e l’allegria della nostra popolazione; quella gioia di vivere e quell’allegria che trasmettevano positività e fondate speranze di un futuro luminoso: erano i favolosi anni sessanta/settanta, che si vivevano con tanta energia in un clima di concordia, operosità e spensieratezza.

Ricordo le cene estive nella Piazza di Badiavecchia (nella quale arrivavo a bordo di una vecchia 600 Fiat, con gli sportelli aperti e legati dietro con lo spago, come autista dell’indimenticato amico Lorenzo Miano) con menù fisso di stocco alla messinese, olive di “barrì”, formaggio pecorino, pane di casa, ottimo vino rosso e gavettoni finali; ricordo le giornate e le serate brillanti trascorse al Circolo Bertolami in compagnia di Arturo Puglisi, Lorenzo Miano, Giacomo Vinci, Mario Bucalo, Giuseppe Anselmo, Giorgio Abbadessa, LorenzoCaliri, Carlo Affannato, Guido Orlando, Nino Corvaia, il Brigadiere Barone, la “martire” Maria Romanelli, Vincenzo Sturniolo, ecc…; ricordo le partite a biliardo tra il Cav. Giacomo Vinci (con l’immancabile sigaretta sulle labbra, tazzina del caffè dalla quale riusciva a sgocciolare il fondo con abile maestria, stecca in mano, giacca, cravatta ed elegantissimo cappello in testa) ed il Prof. Lorenzo Miano (con i capelli brillantinati tutti pettinati indietro, dalla ferrea memoria allorquando bisognava ricorrere a tutti i Santi del Paradiso inseriti nel calendario) con un folto pubblico assiepato intorno ai contendenti: momenti irripetibilidi estemporanea comicità di molto superiore alle scenette televisive del grande Totò; ricordo le gare di maiorchino, con forme di formaggio di 16 chili, tra il Mister “americano” Arturo Puglisi ed il “solito” Lorenzo Miano, autentico spettacolo teatrale all’aperto con tifo da stadio; ricordo i pomeriggi televisivi con Rin Tin Tin e Zorro accompagnati da ricche merende con pane e nutella; ricordo la polenta calda di farro preparata dalla Signora Ada, mamma del mio fraterno amico Aldo Calabrese; ricordo il “pestifero” Nunzio Sofia volermi fare salire le scale dell’abitazione della zia Michela a cavallo di un asino, appena slegato dall’anello murale dove un tempo venivano parcheggiati dai proprietari i preziosi quadrupedi; ricordo il “capobanda” Michele Calabrese, attuale vice presidente della squadra di calcio, altra “teppa” novarese, con il quale si vincevano sempre le competizioni sportive e fisiche contro i ragazzi appartenenti agli altri quartieri di Novara; ricordo le istruttive conversazioni pomeridiane e serali tra mia nonna Maria e le sue grandi amiche Francesca Munafò, la Maestra Assunta Salvo e Maria Anselmo, sedute a cerchio con le gambe appoggiate sulla conca del braciere alla presenza discreta e non invadente della fedele Caterina, collaboratrice domestica della mia famiglia; ricordo con tanto affetto i miei Maestri elementari Antonino Ferrara ed Adolfo Bolignari; ricordo i pomeriggi trascorsi a fare i compiti scolastici dall’Insegnante Maria Teresa Raccuia, alla quale debbo doverosa riconoscenza per le Sue capacità didattiche e per la pazienza con la quale si applicava a fronteggiare, con modi garbati e signorili, la mia esuberante vivacità; ricordo i viaggi in moto a S. Basilio con Mario Buemi per un quotidiano e mimetizzato saluto alla mia prima fidanzata; ricordo la banda musicale sfilare per le vie del paese prima delle serate danzanti organizzate al Teatro in occasione del Carnevale; ricordo i surreali racconti del barbiere Gino; ricordo i dialoghi estivi a distanza del barbiere Giuseppe “Nella” con il dirimpettaio Peppe “Menzocchio”  che mai trascuravano, con i loro arguti, penetranti e bonari “sfottò”, i passanti più sprovveduti; ricordo lo stilista “patatella” fischiettare le più belle romanze della lirica interrompendosi, con lo sguardo estasiato, solo al passaggio di una bella e prosperosa donna; ricordo il bar diMario Alesci con i flippers e le invitanti paste a spirale farcite di morbida crema, delle quali i più ghiotti erano i miei amici Renato Buemi e Sebastiano Orlando; ricordo il “mago” Antonio, per un breve periodo, improvvisarsi commerciante di frutta e verdura; ricordo le proiezioni dei primi films porno, alle quali assistevo da infiltrato minorenne, importati direttamente dalla Svezia da alcuni appassionati della materia; ricordo “a Fiannea” che con il suo viso ed il suo modo di vestire avrebbe messo paura anche al Conte Dracula; ricordo le Chiese gremite di fedeli quando, da chierichetto, servivo la S. Messa all’Arciprete Arlotta; ricordo la fabbrica delle “gassose  con le palline”; ricordo don Peppino Puglisi, severo bidello della scuola media, distribuire con estremo rigore  le candele ai confrati dell’Immacolata in occasione delle sfilate pasquali ed, al rientro in Sagrestia, il maestro Giuseppe “Brisca” riempire i bicchieri di vermut con il dito pollice saldamente ancorato al muso della bottiglia al fine evitare esondazioni dispersive dell’allora preziosa bevanda; ricordo le serenate con Guido Orlando, impareggiabile conversatore ed accompagnatore musicale che, soffiando in modo magistrale sul pettine da taschino, riusciva ad intonarele canzoni dell’epoca; ricordo i fiumi di vino versati da Nunzio “Murittu” nei bicchieri degli abitudinari clienti serali; ricordo il gioco della “murra” condotto con maestria da “Caratozzu”; ricordo la magica squadra di calcio, allenata dal Mister Filippo Orlando, papà dell’attuale Presidente, con Mario Bertolami capitano, Puccio Orlando, Michele Caliri, Mario e Salvatore Carrozzo, Aldo Corcoruto, Aldo Carrozzo, Peppino La Rosa, Michele Campo, Sofia Giuseppe, Nino da Campo, Biagio Puglisi, Gino Catalfamo, Torre, Raffa, Conti, i fratelli Bisignano, Walter Cherchi, i millimetrici lanci ed i funambolici dribblings di Nino Di Dio (il Maradona novarese), i goals a grappoli di Sebastiano Sofia, il massaggiatore Antonino Orlando ed il segnalinee Ciccio Miceli; ricordo le giostre in Piazza Furnari in occasione del ferragosto; ricordo, da cofondatore, i meravigliosi anni della CGN con Padre Enrico indimenticato “papà putativo” di ben 80 ragazzi e ragazze che assiduamente frequentavano i locali dell’Associazione, organizzavano manifestazioni culturali e ricreative, partecipavano con gioia e convinzione alle funzioni religiose ed alle attività pastorali: dall’Illustre Sacerdote ho appreso quanto sia importante nei rapporti umani essere schietti, leali, generosi e sinceri; ricordo, dacofondatore, le magiche nottate trascorse al club “La Chiappa”; ricordo le istruttive ed interminabili riunioni di redazione del giornale “La Rocca” che spesso si tenevano presso l’abitazione del Dott. Michele Paratore, in contrada Piano Stretto; ricordo l’importanza del nostro Ospedale, onore e vanto di tutta la comunità novarese, ed il primo pronto soccorso in ambulanza nel quale intervenne come soccorritore il neo assunto Peppino La Rosa; ricordo la bontà e l’onestà del sarto Luigi Prestipino, sempre presente alla biglietteria del botteghino, insieme a Don Peppinello, in occasione di eventi sportivi, culturali e mondani; ricordo i gelati ed i dolci del bar Orlando, sapientemente preparati dal pasticciere Turillu; ricordo le incazzature del farmacista Salvo; ricordo i liquori invecchiati di “Don Turillu du bar”; ricordo i vagoni di birra scaricati al bar del  mio grande amico Carmelo Rossello per la felicità di Pippo Italiano; ricordo la sala cinematografica di mio zio “Gigione” e, nello stesso locale, il successivo ristorante del grande cuoco “Cherì”; ricordo i regali elargiti da Totuccio “Baullu” quando gestiva il rifornimento di benzina Chevron; ricordo i croccanti panini, appena sfornati da Sebastiano Cucinotta, imbottiti con la profumatissima mortadella di don Peppe “Spirisci” e don Michele “Patata” e poi consumati mentre si giocava con il pallone sotto il Banco di Sicilia; ricordo il tabacchino Torre dove andavo a comprare a mio nonno le nazionali senza filtro; ricordo a “scucchiada di mannarè” e quella “di ciasi” durante le goliardiche spedizioni agresti nelle vicine e rigogliose campagne novaresi; ricordo i momenti in cui “Miccu” consegnava agli studenti libri scolastici immacolati che emanavano un intenso e piacevole odore di carta patinata, fresca di stampa; ricordo le figurine Panini acquistate in gran quantità presso la cartoleria Prestipino e poi scambiare quelle ripetute con gli altri collezionisti; ricordo i bagni estivi nelle fresche e limpide acque del torrente Madala; ricordo le gite al mare a bordo della 500 Fiat dell’amico Franco Bianca, sempre in perenne, colpevole ed insopportabile ritardo rispetto all’orario degli appuntamenti prefissati; ricordo il Cav. Salvatore Buemi vacillare sulla Vara dell’Assunta allorquando si apprestava, come di consuetudine, a predisporre e legare le candele con millimetrica simmetria e, puntualmente, mandare a quel paese don Peppe “u