Dio, questo non me lo dovevi fare

del dott. Ludovico Paratore

 

Quando si possiede il dono della Fede non bisogna essere assaliti da dubbi che po-trebbero lacerare la razionale e fondata convinzione dell’esistenza di un Creatore dell’Universo.

Ma come spiegare questo concetto alle impotenti vittime innocenti di una calamità naturale che semina distruzione e morte?

Se Dio governa il mondo e ne è l’Assoluto padrone, non potrebbe evitare così tanta sofferenza all’umanità?

Se Dio è Amore e bontà infinita, come può permettere che il meccanismo da Lui creato possa causare tanto dolore ai Suoi figli?

In questi giorni, una Suora di clausura, vittima del terremoto in Abruzzo ma casualmente scampata alla morte, ha pronunciato le seguenti parole: “Dio, questo non me lo dovevi fare!”.

L’attuale Papa, visitando i campi di sterminio della follia nazista, ha esclamato: “Dio, perché hai taciuto?”.

Lo stesso Gesù, all’anagrafe ebraica registrato con il Suo vero nome e cioè Yehoshua ben Yosef , inchiodato sulla Croce, prima di spirare, ha pronunciato parole strazianti: “Padre, perché mi hai abbandonato?”.

Ma allora chi è questo Dio e perché permette tanta sofferenza?

Un incidente stradale può essere causato da una distrazione o dall’imprudenza del conducente ma i fenomeni violenti e devastanti della natura possono essere considerati frutto del caso?

La violenza della natura che semina distruzione e strappa alla vita milioni di esseri innocenti può essere considerata un avvenimento moralmente accettabile?

Anche la follia degli uomini, che ha causato e causa terrore e morte all’umanità, può essere considerata un fenomeno distorsivo della natura?

Chi può dare una risposta a questi interrogativi?

A tali legittime domande, alle quali nessuno ha mai potuto dare una risposta certa ed esaustiva, si può rispondere solo con altri interrogativi.

Il terremoto, come qualsiasi altro evento calamitoso, può essere considerato un fenomeno intrinseco all’ordine scientifico dell’evoluzione della natura? Cioè, può essere inteso e giustificato nel senso evolutivo di un disegno non ancora definitivamente compiuto oppure bisogna considerarlo un errore di progettazione del nostro pianeta?

Un ingegnere può sbagliare i calcoli di una costruzione ma Dio può aver sbagliato qualche calcolo nell’edificare l’Universo?

Anche i fenomeni distruttivi causati dall’uomo possono essere considerati un errore divino di progettazione che risiede nella malformazione della materia cerebrale degli uomini nel momento in cui sprigionano forme e forze devastatrici di violenza e terrore?

Anche l’equilibrio della natura fondato su regole di quotidiana e perenne violenza,  necessarie per la sopravvivenza delle specie, può essere considerato un progetto che nella fase  esecutiva sia sfuggito al controllo del Creatore?

Partendo dal presupposto logico che l’Universo sia stato creato da un’Entità Supe-riore ed Assoluta, tale Entità ha realizzato per intero il progetto creativo nella sua perfezione ed indefettibilità oppure il processo evolutivo di costruzione, dopo miliardi di anni, bisogna considerarlo non ancora concluso?

Gli interrogativi formulati contengono delle risposte che bisogna accettare con umil-tà e predisposizione all’accoglienza della Verità.

La Fede nel Creatore non bisogna fondarla su elementi vaghi e controvertibili: come una vecchia ma robusta quercia, con radici larghe e profonde, che resiste alle intemperie e mai cede alle avversità atmosferiche, allo stesso modo l’uomo non deve lasciarsi piegare dai fenomeni che non può, al momento, scientificamente spiegare ed allontanarsi da Dio formulando teorie negazioniste.

La scienza non può accertare l’esistenza di Dio ma non può neanche escluderla.

L’esistenza dell’Universo, regolato da norme scientifiche di assoluta precisione, e della vita sul nostro Pianeta, in tutte le sue varie forme, possono essere considerate, anche dal più erudito scienziato, il frutto di una casualità?

Non sarebbe più logico pensare ed affermare che la realizzazione di tutto il Creato sia stata prevista e progettata da un Essere Superiore, principio senza fine di un per-corso non ancora concluso?

Oppure vogliamo pensare che Dio e l’Universo siano una cosa sola o, meglio, due fac-ce della stessa medaglia?

L’esperienza scientifica ci insegna che per realizzare un’opera occorra un progetto, pensato e studiato con la massima accuratezza; tutti sappiamo che la scienza si fon-da su calcoli matematici di estrema precisione e non sulla casualità.

Infatti, sarebbe assurdo ed inverosimile pensare che la straordinaria macchina del corpo umano, nel suo progredire dall’embrione all’età adulta, possa essere frutto di una casualità; alla stessa stregua non sarebbe logico e verosimile ritenere una ca-sualità la nascita del cosmo, governato da principi fisici obbedienti a calcoli mate-matici assolutamente riproducibili in laboratorio (si pensi, ad esempio, alla forza di gravità).

Lo scienziato scopre ed assembla ma non crea; Dio ha fornito all’uomo le materie pri- me e lo ha dotato d’intelligenza per completare il Suo progetto: questo dato mi sem-bra incontrovertibile se pensiamo all’origine del nostro pianeta dotato solo di acqua, aria, terra e fuoco (i quattro elementi indispensabili all’esistenza di qualsiasi forma di vita) ed all’evoluzione scientifica in tanti miliardi di anni sino ai giorni nostri.

Arriverà il giorno che l’Opera sarà compiuta; il tempo è ancora lungo, molto lungo, e tutti gli uomini di buona volontà, presenti e futuri, sono e saranno chiamati a collaborare e lavorare per completare il progetto Divino.

E’ necessario aprire il cuore alla gioia della speranza, partecipare alla mensa della carità, operare con umiltà e riporre tutta la nostra fiducia nel Creatore.

Spetta all’uomo, con l’aiuto di Dio, completare il progetto originario della Creazione.

L’Essere Supremo, con tanta squisita dolcezza ed altruismo, ha dotato l’uomo di un potere straordinario: l’intelligenza; non ha trascurato nulla; ha previsto tutto sin nei minimi particolari.

Dio non abbandonerà mai nessuna delle Sue creature, vive o morte che siano!

Queste parole mi sento di esprimere e dedicare a coloro che nel quotidiano succe-dersi di tragici eventi sono colpiti negli affetti più cari e chiedono il conforto della solidarietà che deve manifestarsi anche con un fraterno abbraccio nella condivisione della sofferenza non voluta né preventivata da Dio.

Queste parole mi sento di indirizzare a coloro che provano sentimenti di smarrimento ed abbandono allorquando si verificano eventi nefasti per l’umanità.