Tappe lungo il percorso
 
"spizzigàu u spigu da casa i Paradùri" - "'mbuccàu o spigu da Cappillitta da Madonna du Carmu" - sprusciàu cu muru da casa i don Gneziu Sufia" - "pigliàu a scinnùda da Matrìcci" - "si curcàu daventi o buccu i vallò Faànga" - "ci spunnàu a porta ò Pastàu" - "caràu p'a strada du tiattru e scinnìu 'ntà l'ortu du zì Miccu" - "caràu a San Giorgi a chiappa i Garbàdu" - "si curcàu 'nto chièu" - "si 'nziccàu to cattafuccu".
Numerosi sono gli imprevisti, i trabocchetti, per cui non c'è mai sicurezza di vittoria da ambo le parti e, molto spesso, accade che i giocatori meno esperti prevalgono sui più quotati. Liberandosi da lazzàda (spago) la "maiorchìna" comincia a guadagnare terreno, girando su sé stessa vorticosamente, "rotola, saltella, rimbomba, precipita" lungo la strada, sbattendo qua e la, immettendosi in altri vicoli (vaèlli) non previsti dal gioco, andando poi, non avendo più la forza di girare, a voltarsi e rivoltarsi, adagiandosi a terra, spesso in fossi, che numerosi sono ai margini della strada e spesso andando "a tombolare" sotto le case, incombenti su profonde cavità (cattafùcchi) esistenti tra le case stesse e la strada elevata. Questi pericoli, che danno meno possibilità di vittoria sono disseminati lungo il Vallone Falanga e lungo la via che porta al piano don Michele. Quando la "maiurchìna" sollecita, lesta e diritta, percorre l'itinerario prestabilito, coralmente si applaude al bel colpo, riuscito e azzeccato.